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Traversata Antigorio - Vigezzo. Secondo Giorno.

Dall'alpe Corte Rossa (Cravariola) all'alpe Cortevecchio (Agrasino).

Lago di Matogno

Il nostro secondo giorno di traversata inizia con un dolce risveglio. Abbiamo dormito comodi sulle brande del bivacco e, qualche spiffero a parte, siamo riusciti a riposare discretamente. Prima di partire incontriamo un gruppo di pastori: stanno cercando di recuperare un gregge di pecore che si è disperso lungo la cresta del pizzo del Forno.

Ci spiegano che le pecore se lasciate libere amano i pascoli con vista e salgono sempre verso la sommità della montagna. I pastori sono in giro dalle 4 della mattina, percepiamo tutta la loro fatica, ma anche il sollievo per essere ormai vicini a recuperare il gregge. La transumanza oggi è ben diversa da quella di un tempo, quando i pastori affrontavano lunghi viaggi a piedi per salire in quota d’estate e tornare in pianura in autunno. Il gregge di pecore momentaneamente smarrito viene dall’Agro-Pontino, dopo un lungo e stressante viaggio in camion.



Val Cravariola, il versante che sale verso il pizzo del Forno

Torbiere sul sentiero verso il passo della Fria

L’ascesa del primo giorno si fa sentire un po’ nei muscoli delle gambe e procediamo lentamente per le praterie, fino ad arrivare alla galleria della Fria.

Diamo un ultimo sguardo alla valle e procediamo in leggera salita all’interno di questo tunnel che fu costruito proprio per agevolare il transito delle mucche.

L'uscita dalla galleria

Siamo oltre la galleria e con un breve traverso ci portiamo alla Forcoletta: sotto i nostri occhi il Lago di Matogno circondato da verdi pascoli.

Dall’altra parte del passo invece si scorgono le montagne di Antigorio tra le quali individuiamo facilmente il promontorio della Colmine di Crevola.

Incontriamo due simpatiche famiglie che hanno raggiunto il passo dopo aver risalito la mulattiera che parte da Aleccio, dove hanno alcune baite; condividiamo con loro quattro chiacchiere, qualche biscotto e poi ci salutiamo.



Panorama verso Antigorio dalla Forcoletta


La valle Isorno è la Cenerentola dell’Ossola: è lunga e stretta nella sua parte più bassa, ampia e soleggiata alla sommità. Malgrado la sua bellezza selvaggia non gode della popolarità di altri luoghi che hanno fatto della wilderness il proprio vessillo e la propria fortuna turistica, com’è stato negli ultimi anni per la Valgrande.


La Valle Isorno, sul fondo si intravede Domodossola

Il lago di Matogno è un piccolo gioiello, ci sediamo lungo la sua riva ad osservare i cavalli e le mucche al pascolo. In uno dei luoghi più belli di tutta la nostra vacanza, veniamo disturbati dall’arroganza di quattro attempati motociclisti, che con le loro moto da trial vanno scoreggiando (perdonate il francesismo, ma il verbo calza a pennello) per la valle. Purtroppo i nostri reclami non sortiscono nessun effetto su i signori della valle. Per fortuna sarà l’unico caso di inciviltà che incontreremo durante il nostro cammino.


Lago di Matogno

La giornata scorre veloce, facciamo tappa al bivacco Sironi per rifornirci di acqua, la valle ne è ricchissima, non a caso Isorno, come tanti altri toponimi (Isere, Isarco, Isonzo) ha come radice il l’elemento -is che significa acqua, fiume.

Vorremmo visitare il bivacco che sembra proprio bello dall’esterno, ma è chiuso.

Riprendiamo la nostra traversata lungo la valle del rio Nocca, fermandoci solo per raccogliere qualche mirtillo e per scaricare il peso degli zaini dalle spalle.


Bivacco Sironi

Camminando sul costone che sale verso il pizzo Mattignale non riusciamo ad intravedere la bocchetta che ci permetterà di passare in Valle Agrasino, il versante fatto di ghiaione diventa man mano più ripido e sembra di arrivare in un punto insormontabile, complice la stanchezza che aumenta ad ogni passo. Appena superata la prominenza che impediva la visuale sul passaggio successivo spuntiamo sul lago Gelato e ne approfittiamo per un pediluvio rigenerante, che si rivela essenziale per affrontare la discesa verso la nostra meta di oggi: il bivacco Bonasson.

Tutto il versante attraversato

Ci muoviamo legnosi come Pinocchio lungo la pietraia e tiriamo dritti senza sosta fino all’alpe Cavegna, avamposto dove troviamo un bivacco libero usato dai pastori dove si respira un’aria d’altri tempi.

L’alpe Cortevecchio è vicina, e con gli ultimi sforzi facciamo in tempo a raggiungerla per goderci gli ultimi raggi prima che il sole sparisca dietro il pizzo d’Apteggia.

Questo punto della valle è stretto e incassato tra i versanti, la nottata si prevede fresca e umida. Accendiamo la stufa e cuciniamo la cena, che sarà molto più abbondante di quella del giorno prima. Abbiamo tanta voglia di veder le stelle, ma il sonno ha la meglio sugli intenti.


Alpe Cavagna

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