• Erica

Tutte le strade portano a Salecchio

Aggiornato il: 10 ott 2018

Per ampie mulattiere e ripidi passaggi a picco sulla roccia fino al balcone più fiorito di tutta l’Ossola.


Salecchio Superiore

A Salecchio una volta si viveva tutto l’anno.

Era una piccola comunità frugale e autosufficiente: una delle sue quattro frazioni ospitava anche la scuola, grazie alla quale i bambini evitavano di affrontare un lungo viaggio verso fondovalle.

Poi, un giorno, arrivò il boom economico e il desiderio di una vita meno faticosa. La scuola chiuse e il paese, analogamente a quello che capitò in altri luoghi remoti d’Italia, si spopolò.


Per raggiungere questo grazioso nido d’aquila, affacciato sopra la parete strapiombante, si può seguire un sentiero che ricalca in parte la strada consortile, che sale attraverso una serie di tornanti all’altezza di Passo.

Questo percorso è il più semplice, ma anche il più noioso, e i nostri piedi non sono felici di calpestare tutto quell’asfalto.


In ogni caso, la montagna offre diverse alternative: si può arrivare imboccando il sentiero che da Fondovalle, in Formazza, passa a mezzacosta per Antillone e Vova.

Ma non solo.


Oggi partiamo da San Rocco e, poco oltre l’abitato, passiamo davanti ad un edificio addossato alla parete rocciosa. Da questo punto inizia la nostra ascesa, segnalata da una palina in legno che ci redarguisce: sentiero per escursionisti esperti.


Dalla valle il versante si presenta come un unica parete verticale di roccia, interrotta in diversi punti da una fitta vegetazione. A rompere la verticalità, man mano che saliamo, troviamo diversi piani; in pratica il fianco della montagna è formato da una serie di giganteschi gradoni.


Bigiogno giace sul primo di essi. È un alpeggio abbandonato o forse qualcosa di più: alcune baite sono delle vere e proprie case, c’è il forno per il pane, ancora perfettamente conservato.

Il bosco ha rubato spazio a quello che una volta era il pascolo, ma ha anche preservato gran parte delle abitazioni dalla forza distruttrice dei massi e della neve.



il forno per il pane a Bigiogno

Qui si ritorna ad arrampicare su un terreno più umido e ricco di ruscelli, il cammino si fa più erto, il sentiero più difficile da individuare. Procediamo con calma e abbiamo il tempo di osservare alcune salamandre.


Sono anfibi prevalentemente notturni ed escono alla scoperto solo durante le giornate uggiose e umide come quella di oggi.

Io li considero dei portafortuna: la loro presenza indica un’elevata qualità ambientale, infatti non si adattano ad un ambiente inquinato, in più svolgono una preziosa azione di difesa per molte specie vegetali mangiando gli insetti dannosi.



Salutiamo l’ultima salamandra prima delle due scale di ferro che ci aiuteranno a scavalcare la parete di pietra, consapevoli che la nostra meta è ormai vicina.


E Infatti Salecchio Inferiore si svela al di là degli ultimi alberi del bosco: il prato, la chiesa intonacata di bianco con il piccolo cimitero e, sparse qua e là, le tipiche costruzioni Walser in pietra e legno.


Questa popolazione usava spesso l’antichissima tecnica del Blockbau che consiste nell’incastro ortogonale di grandi travi di legno, visibile chiaramente sugli angoli delle facciate.

Il particolare costruttivo più curioso però lo incontriamo a Salecchio Superiore: una struttura in legno che poggia sopra pilastrini a forma di fungo. Si tratta con tutta probabilità di un antico fienile, al quale veniva garantito in questo modo maggiore isolamento dall’umidità del terreno e dagli animali indesiderati.


È ora di pranzo, e dal gruppo di case poste poco più a valle, sale l’inconfondibile profumino di polenta e salamino. Ci fermiamo ovviamente per un piatto e un dolce, squisiti, e non solo perché abbiamo fame.

Il rifugio Zum Gora privilegia di una gradevole terrazza panoramica ed è caldo e accogliente come lo sono le case Walser. Si sente tutta la passione di Giada, che insieme ai genitori gestisce questo angolo di pace.


È lei a consigliarci la strada per tornare a valle. Scartiamo l’opzione di virare a sud verso Altiaccio perché il sentiero in discesa potrebbe essere altrettanto difficoltoso e scivoloso di quello intrapreso all’andata. Continuiamo oltre Salecchio Superiore, in direzione della val Formazza.

Questo tratto lo conosciamo bene, è una dolce camminata a mezza costa pressoché in piano, che in questo periodo dell’anno risulta particolarmente suggestiva per via del foliage. Dietro la curva, appoggiata sulla verde collina si erge la frazione Casa Francoli, alla quale fanno da cornice le nuvole e il Pizzo Martello.


Casa Francoli, forse la più suggestiva di tutte le frazioni di Salecchio

Alla conca dell’Alpe Vova seguiamo il consiglio di Giada e prima del torrente pieghiamo verso un gruppo di baite. Da ora in poi sarà tutta discesa. Seguiamo una comoda mulattiera che ci regala di tanto in tanto scorci sulla valle. Pian piano le case di Rivasco e la centrale idroelettrica si fanno più vicine.


panorama dalla mulattiera, da sinistra a destra si distinguono: la centrale, Rivasco e la località Case Cini e, nell'angolo, una delle tante cave di serizzo

il particolare pilastrino a fungo, si ritrova in tante strutture Walser in Formazza. Qui un esempio a Rivasco

Più presenti sono anche i rumori provenienti dalle cave che rosicchiano l’altro versante della valle. Da Rivasco a San Rocco, passeggiando lungo la Toce le passiamo tutte in rassegna.

Poco prima di arrivare in paese il nostro sguardo viene quasi contemporaneamente attratto dal luccichio di alcune pietruzze. È granito con un bel tono di rosa che non appartiene a queste pareti. Arriva da Baveno, sul lago, e racconta altre storie. Ma a noi piace e ce lo infiliamo in tasca lo stesso.



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