• Erica

Prima che arrivi la neve

Sospesi tra estate e autunno, tra Formazza e Devero, volando con lo sguardo su due laghi di alta quota.


lago Sruer

I meteorologi dicono che questa estate senza fine lascerà spazio all’autunno proprio domenica notte. Neve sopra i 2000 metri.

Ti va di andare al Vannino, ad annusare le erbe e a raccogliere gli ultimi mirtilli prima che arrivi la neve?

È anche l’ultimo weekend di apertura del rifugio Margaroli e della seggiovia per Sagersboden.


Così finiamo per lasciarci trasportare, gambe a penzoloni, dai seggiolini rossi che assomigliano tanto a quelli di trent’anni fa, immortalati in una foto che ritrae mio papà e il suo amico Renzo, sorridenti.

Non lo è per niente Massimo stamattina: un po’ perché la seggiovia non lo rassicura e un po' perché in montagna si va solo a piedi.

Ha ragione, ma ormai è inutile farsi prendere dai sensi di colpa, quindi mi godo la vista: a valle Valdo è ancora in ombra, ma in alto il bosco è già lambito dalla luce.

La giornata si fa decisamente più tiepida man mano che il sole si alza. Lo rincorriamo sui tornanti che salgono tra abeti e larici.


Di mirtilli sotto i 2000 metri, nemmeno un miraggio. Dove finisce il bosco trovo alcuni superstiti dell’estate destinati a soccombere dopo il mio passaggio.

Ci fa compagnia anche la luna, che presto svanisce dietro le prime nuvole della giornata.

Intanto la strada si fa più dolce, fino al lago è tutta in falso piano. Sulla nostra sinistra, il Rio Vannino soddisfa la sete degli arbusti che crescono aggrovigliati lungo le sue rive.

A lato del sentiero una massa di Epilobio ormai sfiorito dona un tocco rosa-fucsia al paesaggio.


epilobio a bordo della strada che conduce alla diga di Vannino

É una pianta di cui ho memoria fin dalla più tenera età, forse per via dei suoi bei fiori e dei suoi semi pelosi, o forse perché è diffusa un po’ ovunque nelle valli ossolane. Di recente ho scoperto che ha un sacco di proprietà: antinfiammatorie, diuretiche e emollienti. È una pioniera, riconquista i greti dei fiumi dopo le alluvioni, ma anche i terreni che hanno subito incendi e bombardamenti. In inglese il suo nome è fireweed: erba di fuoco.


Più in alto la ritroviamo ancora in fiore, riflessa nelle acque del lago Sruer, la nostra meta di oggi.


Prima però passiamo dal Vannino: come altri laghi di questa zona occupa una conca di origine glaciale e di conseguenza esisteva anche prima della costruzione della diga per lo sfruttamento idroelettrico.

Tanti escursionisti si fermano qui, attirati dal rifugio Margaroli e dal suo menù. Noi continuiamo la salita che ci offre la vista dell’invaso dall’alto. Con gli occhi seguiamo i disegni che si creano nel terreno dove l’acqua dei torrenti confluisce nel lago.


la diga di Vannino vista dall'alto. Fu una delle delle prime costruite in Ossola (1917-1921)

Bastano soli 20 minuti per arrivare allo Sruer, che si trova in una conca posta 150 metri più in alto. Il turchese intenso del lago crea un notevole contrasto con i prati ormai ingialliti dove fanno capolino gli ultimi sporadici fiori.


i fiori dell'epilobio sul ciglio del lago

Anche lo Sruer è chiuso da una diga, dotata di un canale che in caso di piena convoglia le acque direttamente nel sottostante bacino di Vannino. Cerchiamo una traccia a lato dello scivolo, ma ci rendiamo conto che il sentiero è troppo ripido ed esposto e torniamo sui nostri passi.


La discesa trascorre veloce tra i panorami che ci hanno accompagnato all’andata. In breve tempo siamo già alla antica dighetta. Nei pressi è segnalata la deviazione per il rifugio Myriam, che nascosto dai larici si affaccia sulla torbiera sottostante. Un’altra manciata di passi e arriviamo alla seggiovia che ci riporta a Valdo.


l'antica dighetta

Intanto il cielo si è coperto e ci accarezza una lieve pioggia. Durante il tragitto salutiamo una famiglia: mamma e figlia seguite dal papà salgono ora al rifugio. Un incontro fugace, che dura il tempo di superare il pilone e ci regala il sorriso di una bimba felice.

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